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Numero 4 Ottobre 2018

Depressione Volume 2

Psychological Distress in Patients with Symptomatic Vitreous Floaters. Kim YK, Moon SY, Yim KM, Seong SJ, Hwang JY, and Park SP. J Ophthalmol. 2017;2017:3191576

Luca Cesari

U.O.C. Oculistica, Area Vasta 5 Ascoli Piceno, San Benedetto Del Tronto

Il corpo vitreo è un tessuto connettivo, di consistenza gelatinosa, costituito in prevalenza da acqua (99%) e, per il restante 1%, da fibre collagene (di tipo II e tipo IX), acido ialuronico, sali minerali, zuccheri, proteine e cellule (ialociti) con diverse funzioni: morfostatica, stabilizza la forma dell’occhio costituendone circa l’80% del volume totale; meccanica, assorbe urti e sollecitazioni che interessano il bulbo oculare; ottica, consente la trasmissione dei raggi luminosi alla retina; metabolica, fornisce nutrimento alle strutture circostanti come il cristallino, anteriormente, e la retina, posteriormente.
Dopo i 40-50 anni nel corpo vitreo avvengono modificazioni di tipo reologico, biochimico e strutturale che sono correlate all’età ma anche ad altre condizioni o patologie come stress ossidativo, diabete, uso di farmaci che influenzano la volemia (es. diuretici), ecc.: si verifica una diminuzione del volume del gel vitreale ed aumento del volume liquido (sinchisi vitreale). L’evoluzione della sinchisi può portare ad addensamento e contrazione delle fibre collagene che costituiscono il vitreo (sineresi vitreale). Tali alterazioni possono esitare in un distacco posteriore di vitreo, o evolvere in condizioni più severe (come rotture retiniche o distacco di retina).
La sintomatologia più comune nei pazienti affetti da distacco di vitreo è rappresentata dalle miodesopsie (floaters), le cosiddette “mosche volanti”, fenomeni endottici dovuti alle fibre vitreali condensate. A meno che esse non aumentino rapidamente e siano accompagnate da lampi luminosi (nel qual caso possono indicare un interessamento retinico), in genere non sono pericolose (rappresentano un normale processo di invecchiamento dell’occhio): proprio per questo motivo i clinici non sempre pongono la dovuta attenzione a questa condizione che può causare un discomfort visivo soggettivo nel paziente anche molto grave, fino a rappresentare un fattore fortemente limitante la qualità della vita, come svolgere efficacemente le attività quotidiane (soprattutto in chi, per lavoro, necessita di una visione nitida come piloti, autisti, ecc.).
Un aspetto, inoltre, troppo spesso trascurato in questi pazienti è il disagio psicologico, con il suo corollario di manifestazioni (depressione, stress, ansia, nervosismo, disturbi ossessivo-compulsivi, ecc.), indotto dalle miodesopsie sintomatiche, ovvero quelle percepite chiaramente dal paziente nella vita di tutti i giorni e che causano disturbi nella qualità della visione.

Un recente lavoro ha investigato proprio l’impatto psicologico delle miodesopsie sui pazienti, valutandone anche la eventuale correlazione con la severità della sintomatologia.
Nello studio sono stati inclusi 95 pazienti, divisi in due gruppi: (A) 61 affetti da floaters sintomatici e (B) 34 controlli, uniformi per età, sesso, patologie concomitanti, grado di istruzione, acuità visiva.

I pazienti (A) sono stati stadiati in base al grado di discomfort – valutato da lieve (percezione di miodesopsie nella vita quotidiana, ma con minimo discomfort), a severo (il paziente valuta la sua qualità della visione in peggioramento).

Numero e forma dei floaters (secondo lo schema sotto riportato), frequenza di fotopsia associata, sono stati analizzati in quanto ritenuti aspetti che possono incidere sul discomfort soggettivo.

Pazienti affetti da cause esogene di floaters, come emorragie vitreali o pre-retiniche, da processi infiammatori a carico della retina o da altre condizioni oculari che possano alterare la visione o le strutture del vitreo (retinopatia diabetica, occlusioni vascolari retiniche, membrane epiretiniche, sindrome da trazione vitreo-maculare, ecc.) e pazienti sottoposti a pregressa chirurgia intraoculare (eccetto cataratte non complicate) sono stati, ovviamente, esclusi.
I parametri clinici includevano la valutazione, mediante OCT, del distacco posteriore di vitreo: assenza di PVD, PVD parziale, PVD completo. I pazienti con distacco di vitreo completo erano più anziani (59.7±6.5 vs 49.7±12.8) rispetto a quelli con PVD parziale o assente.

La valutazione dei parametri psicologici includeva depressione, stress percepito, ansia, grado di discomfort (valutati mediante questionari validati e standardizzati).
I confronti sono stati effettuati sia tra pazienti affetti da miodesopsie sintomatiche (A) vs controlli sani (B), sia tra pazienti affetti da diversi gradi di severità del discomfort (lieve, moderato, severo).
I pazienti con miodesopsie sintomatiche (A), oltre a presentare una maggiore incidenza di distacco di vitreo completo rispetto ai controlli (79% vs 47%, p=0.011), hanno un più elevato grado di interessamento psicologico, sempre rispetto a controlli, per i parametri depressione, stress, ansia di stato (inquadrabile come una sensazione soggettiva di tensione, preoccupazione, inquietudine, nervosismo, reattività, associata ad una attivazione del sistema nervoso autonomo).

I parametri psicologici erano, inoltre, significativamente differenti tra i vari sottogruppi di (A), in relazione alla severità del discomfort. Il questionario per la depressione riporta un punteggio di oltre 10.0 nei pazienti con discomfort severo, che corrisponde ad uno spettro depressivo (tabella).
Il dato che la severità della sintomatologia delle miodesopsie, oltre ad essere in relazione con il distacco di vitreo, condizioni o aggravi il grado di stress psicofisico del paziente, deve rendere consci noi clinici dell’importanza di un approccio terapeutico più esteso, che tenga conto anche della condizione psicologica del paziente come aspetto centrale nella gestione delle problematiche vitreali.

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