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Numero 1 Maggio 2017

Declino cognitivo

Arte-terapia e demenza

F. Inzerillo, L. Vernuccio, A. Sardella, R. Alcamo, F. Cocita, C. Minneci, L.J. Dominguez, M. Barbagallo

Dipartimento delle Patologie Emergenti e della Continuità Assistenziale, U.O.C. di Geriatria e Lungodegenza
Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Paolo Giaccone

La musica e l’arte possono arricchire la vita delle persone affette da demenza. L’arte-terapia è una tecnica terapeutica non verbale, che si avvale dell’uso di materiali artistici e che si è mostrata utile ad aiutare e a rendere più accessibili quei vissuti che, pazienti affetti da demenze quali l’Alzheimer non riescono ad esprimere a livello verbale. Esistono molteplici tipologie di arti-terapie, a seconda del tipo di attività svolta. Forse tra le più conosciute e più frequentemente impiegate si segnala la musicoterapia basata sull’assunto che i suoni possano essere utilizzati come strumento per la comunicazione fra paziente e terapeuta, così come tra paziente e caregiver. La musica è il campo in cui vi sono più dati sulla efficacia nella Malattia di Alzheimer, ma numerosi studi hanno mostrato il beneficio di altre forme di arte-terapia.

La danza-terapia, ad esempio, utilizza il movimento per allentare le tensioni psico-fisiche del paziente e per migliorare il rapporto con il proprio corpo e con gli altri (spesso il proprio partner o in generale il caregiver). Comune anche l’impiego di writing therapy con la quale, attraverso la scrittura, si aiuta il paziente a far riaffiorare le proprie emozioni per rielaborarle e dialogare con sé stesso. Ci sono anche buone evidenze che le terapie disponibili possono avere una maggiore efficacia se usate anche in combinazione.

Configurando l’arte come strumento in grado di stimolare l’identità personale di ogni individuo, valorizzando le sue potenzialità residue, si segnalano infine anche recenti interventi riabilitativi proposti all’interno di Musei. Le prime esperienze pioneristiche in tale ambito sono state concretizzate dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 2006 e dal National Museum di Liverpool nel 2014. Diverse poi sono le esperienze già avviate in Italia (Presso il Museo Marini di Firenze, le Gallerie d’Arte Moderna di Roma e Palermo).
Quello che è certo è che l’arte-terapia funziona meglio quando ricordo ed espressione personale costituiscono parte integrante della terapia, in cui si ha cura non solo di aiutare i pazienti a ricordare, ma anche convalidare la loro realtà attuale.

Non bisogna dimenticare che la demenza è una patologia complessa sia dal punto di vista sintomatologico che dal punto di vista delle implicazioni sociali con importanti ripercussioni sia nel campo familiare che affettivo del paziente.

Lo stadio severo di malattia è indubbiamente la fase più invalidante nella quale, accanto alla naturale progressione dei deficit cognitivi, si assiste alla insorgenza o alla esacerbazione di disturbi comportamentali e psico-motori analogamente alla alterazione globale delle sensorialità (uditive, visive, olfattive). Viene anche intaccata l’identità sociale del soggetto in quanto l’interazione con l’altro da sé e con il mondo esterno subisce una discontinuità non soltanto temporale bensì anche affettiva, provocando pian piano l’isolamento sociale del paziente e creando una graduale difficoltà in lui a mantenere il controllo sugli avvenimenti esterni.
Numerose esperienze cliniche suggeriscono che anche nelle fasi avanzate possa conservarsi un residuo di identità personale in termini di auto-consapevolezza del proprio sé e della propria storia autobiografica. Sulla base di questa premessa, in generale le tecniche riabilitative cognitivo-comportamentali proposte per pazienti con demenza, le cosiddette ROT (Reality Orientation Therapy) si sono prefissate come obiettivi il Ri-orientamento, la Ri-motivazione e la Reminiscenza.
L’input che è stato dato alla ricerca di taglio riabilitativo ha aperto ambiti di applicazione confermati da recenti studi portati avanti nell’ambito delle neuroscienze cognitive. Non c’è alcun dubbio sulla natura plastica del cervello umano che si evidenzia nell’integrazione tra aspetti strutturali e funzionali.

Edelman (Darwinismo Neuronale, Einaudi 1996) ha evidenziato che i neuroni possono sopravvivere nella misura in cui abbiano la possibilità di connettersi con altri neuroni perché altrimenti sarebbero destinati alla soppressione (Teoria del Darwinismo neurale). I fattori ambientali hanno grande importanza quali mediatori e facilitatori di tutti quei meccanismi biologici innati legati alla memorizzazione dei contatti sinaptici.

Il neuroscienziato Eric Kandel nel 2000 ha ottenuto il Premio Nobel per la Medicina proprio grazie ai suoi studi sulla plasticità sinaptica (Kandler et al., Science 1983) ed ai chiarimenti sui meccanismi cellulari, molecolari e genetici della memoria, che hanno bene integrato una visione semplicemente organicistica con una visione fenomenologica dell’essere umano, dimostrando nello specifico come la scelta del tipo di proteina sintetizzata da un organismo viene influenzata dai fattori ambientali riferiti al suo stare al mondo. Siegel (Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Ed. Cortina, 2001) ha poi confermato la importanza dell’esperienza inter-personale nei processi neurobiologici (mente relazionale). La mente sarebbe un processo dinamico, che è influenzata dinamicamente dai processi cerebrali che modulano i flussi di energia e di informazioni nel cervello stesso e tra cervelli diversi. Pertanto, le esperienze, agendo sulle connessioni neuronali, plasmano direttamente i circuiti su cui si basano memoria (come il passato influenza il futuro), emozioni e coscienza di sé. Tale processo non si ferma con l’infanzia o con l’adolescenza ma abbraccia tutto l’arco di vita. Questa dinamicità viene altresì garantita da peculiari correlati neurali, definiti “neuroni specchio” (Rizzolati & Sinigaglia. So quel che fai, Ed. Cortina 2006) ovvero una classe di neuroni specifici che si attivano sia quando si compie un’azione, sia quando si osserva un’azione compiuta da altri, localizzati in alcune aree cerebrali particolari, corteccia limbica (amigdala, ippocampo, insula) e regione frontale, aree queste deputate per lo più a regolare le intenzioni, le emozioni e la sensorialità. Questo circuito viene inoltre definito “il circuito della bellezza”, abbracciando quindi in termini multidisciplinari non solo aspetti anatomici ma anche artistici, in quanto veicola particolari stimoli sensoriali piacevoli correlati funzionalmente alle aree cerebrali interessate.

Ciò che viene modulato dal suddetto circuito è simile a ciò che avviene durante l’innamoramento: è una sollecitazione sensoriale ad attivare fisiologicamente tale reazione. L’ascolto di una musica, analogamente alla visone di una opera d’arte, innescano una risposta sinestesica, complessa, a cascata. La sinestesia, nel contesto di interventi proposti a pazienti con demenza, ci permette di ri-attivare una modalità percettiva arcaica e biologicamente determinata, consentendo persino al paziente più deteriorato di riappropriarsi emozionalmente della propria storia di vita, recuperando pezzi biografici appartenenti a diversi livelli di transpersonale, definito da Lo Verso e coll. come “l’insieme delle relazioni che il soggetto interiorizza e si rappresenta a partire dalla sua nascita e che divengono parte costitutiva della totalità del suo mondo interiore”. (Lo Verso & Di Blasi. Gruppo analisi Soggettuale. Ed. Cortina, 2011) Le arti-terapie attraverso stimoli musicali, pittorici, motori e in generale non-verbali, agiscono in virtù del fatto che ri-attivano sinestesicamente quella percezione sensoriale che caratterizza le primissime esperienze di ogni essere umano che accanto ad una stimolazione neuro-cognitiva, consente il “ri-attraversamento” e quindi la ri-apertura di file che hanno perso il loro codice di accesso naturale ma che possono essere ri-sperimentati a livello sensoriale (Stern D.N. Il Mondo interpersonale del bambino. Ed. Bollati Boringhieri, 1987).
Sorprende come il medesimo risultato positivo si riesca ad ottenere persino con pazienti con demenza di stadio ormai avanzato per i quali, bypassando la compromissione del linguaggio e della comprensione, il corpo diventa veicolo di comunicazione finalizzato alla creazione di una vera e propria matrice relazionale.

In tale ottica, l’impiego delle arti-terapie come strumento di intervento nei pazienti con demenza ha di fatto superato il mero concetto di “materialità” dello stimolo: gli strumenti usati dai terapeuti diventano protesi artistiche attraverso le quali è possibile entrare in contatto anche con le parti più sofferenti dell’altro, senza intimorire e allontanare il paziente in posizioni di difesa o negazione del dolore, permettendo una reciproca fiducia, utente e terapeuta. Appaiono uno strumento utile specialmente in fasi severe di malattia, allorché l’effetto delle terapie farmacologiche può risultare ormai insoddisfacente. Sono diverse le evidenze che correlano l’utilizzo di interventi di arte-terapia per contrastare i frequenti disturbi comportamentali dei pazienti che si ripercuotono negativamente sulla qualità e sul benessere generale della loro vita e sulla relazione con il caregiver sul quale pesano carichi assistenziali notevoli.
Ogni intervento non può dunque prescindere da una attenta e puntuale anamnesi biografica dei pazienti ed anche, ove fosse necessario, dei caregiver, al fine di calibrare le proposte riabilitative sulla storia del paziente condividendone i bisogni.

  • EDELMAN, G. M. (1987), Neural Darwinism. The Theory of Neuronal Groups Selection, tr. it. Darwinismo neurale. La Teoria della Selezione e dei Gruppi Neurali. Einaudi, Torino 1995.
  • Hawkins RD, Abrams TW, Carew TJ, Kandel ER. A cellular mechanism of classical conditioning in Aplysia: activity-dependent amplification of presynaptic facilitation. Science. 1983 Jan 28;219(4583):400-5. PubMed PMID: 6294833.
  • Siegel DJ (1999) The developing mind, tr. it. La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale. Raffaello Cortina, Milano, 2001
  • Rizzolatti, C. Sinigaglia, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio. Raffaello Cortina, Milano 2006.
  • LO VERSO G., DI BLASI M., Gruppo analisi Soggettuale. Raffaello Cortina, Milano 2011.
  • (1985), The interpersonal world of the infant, Basic Books, New York; trad.italiana a cura di A.Biocca e L.Marghieri Biocca, Il mondo interpersonale del bambino, 1987, Bollati Boringhieri, Torino
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